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La possibile deriva del centro urbano: le dichiarazioni di Enrico Santaniello

29.09.2012

“La notizia dell’imminente trasferimento della Camera di Commercio nella sua nuova sede e della rinuncia della Provincia a rilevare ed utilizzare gli uffici precedentemente occupati dall’Ente camerale, nel prestigioso “Palazzo delle Generali” di via Dante mi obbligano a qualche riflessione. Non intendo occuparmi dello specifico merito della questione amministrativa: per quel che ne so la Provincia si fa carico nel capoluogo di un discreto numero di fitti passivi per allocarvi i propri uffici, e sul piano generale, anche a mente dei dettami del patto di stabilità, l’acquisizione di patrimonio immobiliare, che è un investimento, dovrebbe essere preferita alla dilatazione della spesa corrente causata dalle locazioni. Ma ciò che mi preme affrontare è il tema più generale della progressiva fuga dal centro urbano delle nostre pubbliche amministrazioni. Una ricollocazione senza dubbio preziosa, perché libera il centro da un non più tollerabile carico di veicoli, di inquinamento, di rumori, ma che al tempo stesso, rarefacendo fino all’annullamento gli attrattori urbani, condanna l’area ad un progressivo scivolamento nel degrado, i cui segni sono d’altronde già più che evidenti. Il cuore della città novecentesca rischia per questa via di riprodurre gli stessi fenomeni degenerativi che hanno riguardato l’area della Stazione, per la quale si è più volte parlato di un Piano di Recupero mai nemmeno progettato. L’unica iniziativa di valorizzazione della presenza pubblica in centro mi pare sia venuta dall’Università, con la controversa vicenda dell’ex-Iriip, il ridisegno e il riuso dell’antico Ospedale di Largo Civitella, e soprattutto l’annunciata acquisizione della Caserma “Miale da Troia”. È tutt’altro che peregrina l’ipotesi che proprio la destinazione studentesca ed universitaria possa essere l’occasione di rinascita per le aree centrali della città; ma bisognerebbe assumere scelte di pianificazione urbanistica ad essa confacenti, a cominciare da una più vasta pedonalizzazione. Ma è in generale l’obbligo di riaprire la partita urbanistica ad essere sempre più urgente e cogente. Sembra infatti votato a sicuro naufragio un modello basato sull’espansione e sul consumo di suolo, che comporta oneri impressionanti per la comunità ed abbatte la qualità della vita per incapacità di garantire nuovi servizi e per lo stress causato agli esistenti. La possibile deriva del centro urbano, che non è –lo ripeto- un remoto spauracchio, ma un’ipotesi concreta e misurabile, non solo postula una ripresa del percorso del Piano Urbanistico Generale, ma rappresenta un banco di prova per tutto il sistema degli Enti pubblici. La difesa, anche attraverso l’innovazione e il riuso, degli attrattori urbani esistenti, un meccanismo di premialità che incentivi le imprese all’intervento, possono essere gli strumenti attraverso i quali una certa idea di città prende forma e sostanza. Sempre che un’idea di città la si abbia, beninteso”.

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