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"Vertenza Capitanata": l'intervento di Enrico Santaniello, presidente del Consiglio provinciale di Foggia, durante la sessione congiunta del Consiglio provinciale e comunale

14.11.2011

Amiche ed amici carissimi,
in qualità di anfitrione desidero aprire i nostri lavori salutando con cordialità sia i miei colleghi del Consiglio Provinciale che quelli del Consiglio Comunale di Foggia. Un sentito ringraziamento a quei sindaci della Capitanata che sono qui con noi oggi e a quanti, pur non potendo intervenire, ci hanno fatto pervenire segni della loro attenzione e del loro interesse. Grazie anche ai deputati regionali e nazionali che onorano con la loro presenza la nostra riunione. Come sapete avevamo rivolto un doveroso invito anche al presidente Vendola e al ministro Fitto, che non hanno potuto aderire alla nostra richiesta.
Io vorrei qui sgombrare il campo da un equivoco e da alcune forzate interpretazioni della nostra assise: noi non siamo un movimento di protesta, né tantomeno il tribunale che mette sotto processo questa o quella istituzione, questo o quel rappresentante delle istituzioni. Siamo qui per compiere il nostro dovere, che è quello di farci interpreti delle esigenze di Foggia e della sua provincia, e per stimolare e sollecitare altri a fare il loro dovere, che è sempre e comunque quello di servire la comunità.
Questo non significa, naturalmente, che noi si sia distanti o indifferenti rispetto ai movimenti di opinione che sull’una o sull’altra tematica, con maggiore o minore intensità si sviluppano sul nostro territorio. Personalmente, ma credo che in quest’aula tutti convengano con me, do un valore positivo alla partecipazione democratica in tutte le sue forme, nel rispetto dei principi di legalità e di civiltà. Allo stesso modo non demonizziamo le opinioni che legittimamente ciascuno può avere sui possibili futuri assetti istituzionali, immaginando geografie amministrative diverse dalle attuali.
Solo che noi abbiamo un altro ruolo ed un’altra funzione: che è certamente quella di interpretare i sentimenti e le proteste dei cittadini, ma non limitandosi a far loro eco, bensì provando a tradurle in proposte operative e concrete nella realtà che c’è oggi, non in quella che vorremmo ci fosse un domani.
È sbagliato e malevolo dire che la nostra è un’iniziativa tardiva, che va a rimorchio di qualcos’altro. Come ricordava il collega Raffaele Piemontese, non è la prima volta che le nostre due assemblee lavorano congiuntamente, né abbiamo trascurato o siamo rimasti inerti di fronte ad altre emergenze di territorio, come quelle sanitarie ed ospedaliere. Cerchiamo, nei ristretti limiti delle nostre possibilità e competenze, di difendere la causa della Capitanata in ogni modo consentito.
È anche per rivendicare il carattere non episodico e non estemporaneo di questa riunione che abbiamo inserito, accanto ai temi di strettissima attualità della vertenza-trasporti, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare. Non è un feticcio e non è una battaglia persa: è una rivendicazione sacrosanta di un Ente che ha una funzione preziosa su uno scacchiere cruciale come quello dell’agroalimentare. Non mi soffermo su questo argomento perché è davvero scandalosa la pretesa del Ministero della Salute e dei suoi alti burocrati di ridurre un tema così delicato e importante alla competenza di un oscuro sottocomitato. Noi crediamo che l’Agenzia non sia una pretesa o un capriccio, ma l’adeguata attestazione di una realtà di eccellenza del settore che è testimoniata dalla Facoltà di Agraria, dallo Zooprofilattico, dall’Istituto Sperimentale di Cerealicoltura e via discorrendo. È il tema sul quale insistiamo con forza perché è un tema di mera ed esclusiva decisione politica.
Non è così per gli altri due temi all’ordine del giorno: sia il desiderio di scongiurare la soppressione di diversi convogli ferroviari sulla linea Foggia-Roma, sia quello di consentire il trasporto aereo da e per la Capitanata richiedono un intervento della politica per sopperire alle difficoltà del mercato. Vorrei su questo che si sgombrasse il campo da un equivoco: sono davvero poche le forme di trasporto che in Italia non godono di una qualche forma di provvidenza pubblica: che mi risulti, l’unico asse che potrebbe reggersi esclusivamente sulle entrate derivanti dai biglietti è la Roma-Milano.
Questo non significa che si possa chiedere un rimborso a pié di lista per qualunque tipo di attività abbia a che fare con la mobilità; si tratta di trovare un giusto equilibrio, che comprenda anche sforzi diretti del territorio e delle sue istituzioni.
Questo è particolarmente vero per quanto riguarda il trasporto aereo: a me pare che il punto di partenza possa essere rappresentato da quanto dice il professor Pirro: non stiamo parlando di un lusso. Un bacino turistico come quello del Gargano ha dimensioni più che adeguate, giustifica di per sé solo uno scalo aeroportuale. È stato sostenuto che questo aeroporto non deve essere necessariamente il “Lisa”, ed è vero. Ci sembra però difficile, con buona pace degli shuttle dell’assessore Minervini, che questo aeroporto possa essere il Wojtyla di Bari o il D’Annunzio di Pescara. Se riteniamo che sia il caso di non insistere con l’aeroporto che c’è già, dobbiamo porci il problema di avere le risorse per costruire un aeroporto che non c’è ancora: e questo –sia chiaro- vale sia per Borgo Mezzanone che per Amendola, sulle cui possibilità di utilizzo, lo dico da ufficiale dell’Aeronautica Militare in congedo, ho forti perplessità.
Se riteniamo ci siano le condizioni per insistere sul Gino Lisa, dobbiamo ragionare su un percorso complessivo, che tenga insieme il celere potenziamento dello scalo con il mantenimento dell’attività volativa. Nessuno vuol buttare dalla finestra soldi pubblici: ma passare da sei milioni di euro l’anno a zero è forse un atteggiamento irragionevole, che finisce per vanificare anche l’efficacia dell’azione intrapresa.
Non voglio aggiungere altro, e chiedo scusa se ho aggiunto qualche considerazione personale a quello che voleva essere solo un saluto introduttivo. Nei vari tam tam on line qualcuno ha scritto che i cittadini dovrebbero tenere sotto assedio la nostra riunione. Non ce n’è bisogno, perché non c’è nessuna rocca da espugnare, né c’è una pigrizia o un’apatia da fugare. C’è da rimboccarsi le maniche e lavorare. Noi, anche se magari –sbagliando- non lo andiamo a scrivere su facebook, lo stiamo facendo da tempo; senza distinzioni di schieramento e senza fare sconti a governi nazionali e regionali più o meno amici. Un uomo giustamente compianto come Antonio Pellegrino, inaugurando la nuova vita di questo salone, lo definì un luogo della democrazia, cioè, secondo la celebre frase di Abramo Lincoln, “il governo del popolo dal popolo e per il poplo”. Nella nostra umiltà siamo qui per rispettare questo comandamento. Grazie.

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