Mostra: L'Aeronautica Militare in Capitanata nella Guerra di Liberazione

foto rappresentativa della notizia

27.04.2012

Alle ore 19,45 dell’8 settembre 1943 una registrazione discografica con la voce del maresciallo Pietro Badoglio comunicò, attraversola radio, agli italiani e al mondo che l’Italia aveva ottenuto l’armistizio dagli anglo-americani e che le ostilità dovevano in quel momento cessare su tutti i fronti. Il risultato dell’armistizio che, maldestramente trattato, andava a chiudere 38 mesi di guerra affrontati dai militari italiani di tutte le armi su uno scacchiere vastissimo che andava dalle desolate e infuocate sabbie del deserto alla gelida steppa russa, e dalle tiepide e conosciute acque del Mediterraneo fino alle vastità fredde e profonde dell’Oceano Atlantico, fu la dissoluzione delle nostre forze armate, con decine di migliaia di morti ed enormi distruzioni materiali e morali. Molti italiani invece di considerare l’armistizio per quello che era, una resa senza condizioni, lo ritennero un semplice capovolgimento di alleanze; moltissimi furono quelli che si comportarono seguendo ciò che suggeriva loro di volta in volta l’istinto, l’interesse, la coscienza, la disciplina, il senso del dovere civico o militare. Il messaggio radiofonico di Badoglio oltre a staccare l’Italia dall’alleanza con la Germania, ponendola sotto il controllo degli anglo-americani per via della sua “materiale impossibilità di continuare a combattere”, finì col lacerare gli animi e le coscienze di chi, senza nulla chiedere e pretendere,per oltre tre anni si era sottoposto a innumerevoli rischi e sacrifici per quella che, per tutti gli italiani,era semplicemente la Patria. Tuttavia in quei terribili giorni ci furono italiani consapevoli e preparati che, ribellandosi ad visione distruttiva e autolesionistica dei fatti, si opposero(sia pur su fronti differenti), a che l’Italia rimanesse indifferente ed estranea alla feroce lotta che i tedeschi e gli anglo-americani conducevano sul suo territorio. Si trattò di una scelta coraggiosa e che fu pagata a caro prezzo, comportando una dolorosa frattura delle coscienze e dei corpi, ma che in quel frangente rappresentava l’unica possibilità di dimostrare al mondo la presenza e la partecipazione degli italiani ad avvenimenti che comunque li coinvolgevano. Per questi uomini l’armistizio significò certamente il “tutti a casa”, ma anche l’inizio di un nuovo e più difficile cammino destinato a segnare quel “riscatto” chiesto dalle proprie coscienze e dall’amore per il proprio Paese. Coloro che decisero di continuare la guerra al fianco dei “nuovi” alleati si trasferirono nel Sud Italia dove, nelle Puglie, si erano insediati il governo e la famiglia reale e si stavano ricostituendo le forze armate, in particolare la Regia Aeronautica Cobelligerante. Fu proprio operando dai pochi campi di volo pugliesi non utilizzati dai reparti delle aviazioni americana e britannica, che i piloti e gli specialisti dell ’ Aeronautica italiana diedero il loro fondamentale contributo alla cosiddetta Guerra di Liberazione. Per 20 mesi, dal 9 settembre 1943 all’8 maggio1945, i reparti aerei italiani, operando con velivoli usurati e quasi senza ricambi, effettuarono quasi 5.000 missioni contro i tedeschi, pagando un duro contributo in termini di uomini e di mezzi. Nel corso della loro attività bellica i reparti della Regia Aeronautica Cobelligerante, che si andarono ad affiancare alle ben più grandi ed efficienti aeronautiche americana e inglese, capaci di poter schierare - sul solo Tavoliere delle Puglie - oltre 4.000 aerei ripartiti tra una trentina di aeroporti ed un centinaio di piste di volo, seppero cogliere diversi successi meritandosi l’apprezzamento, il riconoscimento e la stima da parte dei comandi alleati. Gli aeroporti di Galatina, Grottaglie, Manduria,Gino Lisa, Palata, San Nicola di Varano, Canne,Campo Biferno e Nuova, videro i sogni, le speranze e i sacrifici di una generazione (tra i quali numerosi figli della Capitanata) che, indossando l’uniforme dell’Arma Azzurra, con umiltà e coraggio, diede tutta se stessa affinché l’Italia potesse tornare ad essere una nazione libera e indipendente. Questa mostra,attraverso foto d’epoca, cimeli e riproduzioni in scala dei velivoli, ne racconta la storia.



Macchi 205 - Aeroporto Gino Lisa, Foggia.



       

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